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Dal dovere alla visione: l’accessibilità come valore di progetto

Il Presidente AIS Ezio Ferrrai: «Servono impianti sportivi efficienti, accessibili a tutti» Francesco Mondini, di AUSportiva Niguarda: «Far crescere attenzione e cultura». Tante buone pratiche in evidenza, ma ancora non basta. Spazio all’Universal Designer

Tutti sono abili. Tutti sono diversi. Tutti sono diversamente abili. Nessuno sa oggi come saremo domani. Avere una visione per abbassare il livello di rischio quotidiano è essenziale. Significa prevenire, ragionare sulla sicurezza e sulla salute. Sulla base di queste linee guida si è svolto al Palazzo delle Federazioni in via Piranesi a Milano il Masterclass promosso da AIS e da AUSprortiva Niguarda  “Dal dovere alla visione: l’accessibilità come valore di progetto.

I lavori sono stati aperti da Ezio Ferrari, Presidente di AIS, che ha sottolineato il crescente ruolo dell’Associazione Impianti sportivi nell’affiancare entri pubblici e privati nell’efficientamento di centri sportivi spesso obsoleti e nell’impegno ad eliminare ogni ostacolo all’interno degli stessi per renderli inclusivi, accessibili a tutti. Dopo i saluti istituzionali di Marco Contatti del Coni Francesco Mondini, Presidente di AUSportiva Niguarda ha sintetizzato il quotidiano impegno della sua associazione, che quotidianamente è attivo nell’importante centro ospedaliero milanese «offrendo servizi di primo livello ai ricoverati con disabilità e proponendo la sport terapia in dieci diverse discipline  quale valida opportunità per una graduale ripresa dei soggetti a una migliore qualità della vita». «Sappiano che gli impianti ci sono – ha  concluso Francesco Mondini – e le normative anche. Non c’è però adeguata attenzione e cultura. Fondamentale è pensare a un disegno complessivo e universale che avvantaggi tutti».

Angelo Pretini, Presidente AUS Niguarda, ha sottolineato che «in questi ultimi decenni la situazione è migliorata, ma molto resta da fare per le tante e diverse disabilità. Le strutture devono essere fruibili. All’estero spesso riscontriamo meno problemi. Serve far crescere la consapevolezza e fare in modo di rendere tutto più a portata del singolo, dal bambino all’anziano considerando tutte le diverse problematicità».Duccio Fasanella, responsabile dell’Istituto del Credito Sportivo e Culturale, ha invece posto attenzione su tutte le opportunità di finanziamento affinché già nella fase progettuale si possa dare concretezza a queste idee di crescita sociale. Stefano Maiandi, referente regionale per l’impiantistica CIP Lombardia si è detto «ottimista per questa visione in prospettiva che ci porta a pensare a una visione che va oltre il dovere di rispetto di leggi e normative. Questo anche se ci troviamo di fronte a situazioni non in linea con quanto auspicato. Un grosso inciampo è proprio rappresentato dal villaggio olimpico per Milano Cortina 2026 che non soddisfa queste indicazioni».

Thomas Rosolia, amministratore delegato di Koelnmesse Italia, ha invece illustrato il ruolo di primaria importanza che la prima edizione della rassegna fieristica FSB Forum Italia, che si terrà al polo espositivo Promoberg di Bergamo l’11 i il 12 novembre 2026, avrà «nel promuovere il mondo dello sport, l’inclusione sociale a tutti i livelli e a tutte le età e a mettere in evidenza buone pratiche e opportunità. Un evento qualificato e qualificante, cui tutti voi siete già sin d’ora invitati».

Si sono quindi susseguiti gli interventi dei relatori sulla base di un Universal design che ha alla base sette linee guida: 1) equità 2) flessibilità 3) semplicità 4) percettibilità delle informazioni 5) tolleranza all’errore 6) contenimento dello sforzo fisico 7) misure e spazi sufficienti.  Un approccio di concezione statunitense nelle consapevolezza che progettare vuol dire crescere e prevenire.

Gli interventi sono stati moderati da Novella Cappelletti, direttori di Topscape Paysage. Alberto Roscini, responsabile del Servizio impianti sportivi del Coni Lombardia, ha illustrato le linee guida del Coni sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità, che sulla base della nuova legge sono diventati di primaria importanza. Di normative e certificazioni per l’accessibilità universale ha parlato Barbara Termini, tecnico di Bureau Veritas, che ha evidenziato quanto le norma UNI, siano fondamentali ma al tempo stesso poco conosciute non solo in Italia ma anche in Europa, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Alessandro Manfredi, Presidente Ledha Lombardia, nella sua relazione su “L’inclusione come progetto comune: persone, territori e diritti”, ha ribadito il concetto cardine “Niente su di noi senza di noi”.

La velista paralimpica Valia Galdii, consigliera Cerpa Italia Ets ha poi posto l’accento sul fatto che «la nostra più grave carenza a livello nazionale è l’impiantistica diffusa di prossimità per tutti. La sport è sinonimo di variabilità e crescita umana enorme e queste carenze costituiscono un grave problema sociale».

L’intensa giornata di lavori proseguita con l’architetto Giuseppe De Martino, Direttore tecnico di Sportium, che ha illustrato ai presenti l’inclusività del rinnovato pala ghiaccio di Varese.  «Un progetto di grande valenza sociale – ha sottolineato l’architetto – perché oggi tutte le zone del palaghiaccio sono accessibili a tutti. Realizzare interventi di questo tipo non è mai semplice, anche perché quando si devono contenere i costi la prima cosa che solitamente registriamo è il taglio delle risorse destinate alla sicurezza e alla disabilità.

L’architetto Andrea Rebecchi, portando il saluto di Stefano Campolongo, direttore del corso “Design For All Strategy”, ha sottolineato la fondamentale importanza del ruolo dell’inclusive designer e quanto al Politecnico si sta concretizzando anche a livello internazionale. I sette principi dell’Universal design per sport e disabilità sono poi stati analizzati dall’arch. Erica Isa Mosca, Vicepresidente del Collegio degli ingegneri e degli architetti di Milano.

Stefania Sacchi, direttore della Fondazione Decathlon Italia, ha illustrato una capillare e radicata presenza della Fondazione in 55 Paesi, con 1110 progetti operativi nel mondo di cui 170 in Italia sulla base di un radicato sostegno al volontariato. In particolare sono stati evidenziati il progetto “Tam Tam Basket” nato nel 2016 nelle zone più degradate di Castel Volturno (Caserta) che ha sin qui coinvolto nel basket, nei doposcuola e nelle opportunità di vita 1800 ragazzi. Altro progetto di rilievo è il “Training Abylity ”, corso digitale gratuito di 30 ore per docenti ed educatori che fornisce  strumenti concreti per integrare il movimento inclusivo nei percorsi didattici, cui hanno aderito oltre 2500 insegnanti».

Pierangelo Santelli, Presidente CIP Lombardia, ha affrontato il tema “Dall’obbligo all’opportunità: lo sport accessibile come progetto di comunità”, sottolineando quanto «non teniamo in adeguato conto quanto succede all’estero. Capita così che anche nelle più moderne e costose opere sportive realizzate sul nostro territorio dobbiamo registrare evidenti criticità che invece dovrebbero essere considerate inaccettabili».

Tra le buone pratiche invece quelle affrontate dall’arch. Marco Benedetti, Founder Studio28 architettura,  che ha illustrato la realizzazione del Centro paralimpico di Villanova sull’Arda (Piacenza) che rappresenta un’eccellenza di quanto lo sport possa rappresentare come elemento riabilitativo.

Silvia Mangili, architetto specializzata nella progettazione per gli anziani del Dipartimento ABC, Design & Health Laboratorio Polimi,  ha descritto virtuose realizzazioni nelle maggiori città spagnole di moderni centri socio residenziali dove la sanità di prossimità svolge un ruolo di primo piano integrandosi a moderni e tecnologici miniappartamenti e luoghi comuni per la socializzazione degli ospiti, concretizzando così la miglior strategia per un invecchiamento attivo.

Un’importante testimonianza è venuta da Roberta Amadeo, pluricampionessa mondiale e olimpionica di handbike, nonché responsabile dell’AISM di Como. Marco Bongiovanni, Consigliere delegato Omsi, ha invece svolto un intervento sul tema «La fruizione dello sport per tutti» mentre Frederic Tomarchio, Executive Board member Iaks ha sottolineato l’impegno della sua associazione a livello mondiale sull’accessibilità e inclusività nel progetto  per l’impiantistica sportiva internazionale.

In conclusione il videomessaggio di Federica Picchi, Sottosegretario con delega a Sport e Giovani di Regione Lombardia, che ha sottolineato l’impegno istituzionale che si concretizza in finanziamenti e bandi per gli impianti sportivi e il saluto di Marco Riva, Presidente del Coni Lombardia. Il Presidente dell’Associazione impianti sportivi Ezio Ferrari ha ringraziato tutti i partecipanti all’intensa giornata di lavori evidenziando quanto «il fare squadra tra istituzioni – Comuni, Anci Lombardia e Regione in prima fila – associazioni private e gestori sia la strada maestra per ottenere la crescita sociale e culturale auspicata. C’è tanto ancora da fare ma questa è la direzione giusta per un futuro migliore. Per tutti, a tutte le età».

impianti sportivi inclusivi

Impianti sportivi sempre più sicuri, accessibili e inclusivi

Impianti sportivi più accessibili, sicuri e inclusivi grazie a normative e design universale che tutelano ogni tipo di utente.

Impianti sportivi. Qualche numero

Il censimento degli impianti presenti sul territorio nazionale, curato da Sport e Salute, ha rilevato la presenza di 76.919 impianti pubblici (70%) e privati, il 92% dei quali funzionanti totalmente o in parte. Le strutture, nel cui numero sono incluse scuole, parrocchie, ambienti militari, aree alberghiere e playground, non sono distribuite in modo uniforme: il 52% si trova al Nord, il 22% al centro e il 26% al Sud (Rapporto Sport 2023, Istituto per il Credito Sportivo e Sport e Salute). Inoltre, l’età media di queste infrastrutture è piuttosto alta: il 60% ha più di 40 anni (L’offerta di impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane-2023).

Ma cosa si intende per impianto sportivo? Secondo la letteratura, è definito “impianto sportivo elementare un singolo spazio che consente la pratica di una o più attività sportive. Spesso gli impianti sportivi elementari sono aggregati in impianti sportivi complessi, detti anche “complessi sportivi” (CNEL, Ministero Beni e Attività Culturali, CONI, 2004). Secondo le indicazioni delle istituzioni sportive nazionali, questi luoghi devono tutelare e promuovere l’inclusione ed essere quindi accessibili a tutti. Ciò significa che gli spazi devono essere raggiungibili in autonomia anche da persone con limitata capacità motoria o sensoriale.

Impianti sportivi inclusivi

Inclusione e accessibilità: modelli progettuali sviluppati nell’ambito delle costruzioni

I requisiti tecnici e funzionali degli spazi, inclusi quelli delle strutture sportive, vengono regolati attraverso le indicazioni della normativa ISO 21542:2021 “Building construction – Accessibility and Usability of the Built Environment”. La normativa specifica che: “l’accessibilità include la facilità di avvicinamento, ingresso, evacuazione e/o fruizione in autonomia di un edificio e dei suoi servizi e strutture, nonché degli spazi esterni da parte di tutti i potenziali utenti al fine di assicurare la salute, la sicurezza e il benessere personale durante lo svolgimento di tali attività”.
In fase di costruzione o ristrutturazione di una struttura, si dovrà quindi tenere conto delle esigenze di tutti coloro che sosteranno o utilizzeranno ogni ambiente: atleti, allenatori, arbitri o altre figure in campo, spettatori, operatori e addetti alla gestione, alla sicurezza, al soccorso e all’ordine pubblico.
Per risultare inclusivi e accessibili, tutti gli spazi dovranno adottare strategie utili per il rispetto degli aspetti relativi alla sicurezza anche per quanto concerne la fruibilità. Nell’analisi dello stato di una struttura, verranno quindi valutati i percorsi e i flussi degli atleti, degli spettatori e degli operatori.

L’analisi riguarderà zone come:

•    parcheggi esterni e interni 
•    accessi alla struttura
•    aree destinate al pubblico (come biglietterie e punti di ristoro)
•    spogliatoi
•    servizi igienici
•    aree di gioco e sale sportive secondarie
•    locali di primo soccorso
•    locali destinati ad un uso misto atleti-visitatori (come sale stampa)
•    presenza di spazi calmi
•    vie di esodo

Impianti sportivi inclusivi
Impianti sportivi sempre più sicuri, accessibili e inclusivi – AIS INFORMA

Impianti sportivi inclusivi: Design for All

L’approccio progettuale alla base della realizzazione di luoghi accessibili, sicuri e inclusivi, dal mondo delle costruzioni viene esteso a quello dei servizi e in seguito anche dei prodotti. Infatti, non è sufficiente adattare o realizzare da zero spazi a misura delle necessità di tutti, occorre anche che al loro interno tutti si possano muovere e orientare facilmente, indipendentemente da eventuali disabilità permanenti o temporanee. Infatti, dovrà essere assicurata la presenza di strumenti integrativi tra i quali, ad esempio, l’uso di una segnaletica adeguata e comprensibile anche a chi avesse disabilità di tipo visivo. Un supporto alla progettazione e all’adeguamento di questi aspetti è dato dai principi del “Design for All” un metodo promosso dalla norma UNI CEI EN 17210:2021 “Accessibilità e usabilità dell’ambiente costruito – Requisiti funzionali”.

Nello specifico, Design for All è quell’approccio alla progettazione, allo sviluppo e alla commercializzazione di prodotti, servizi, sistemi e ambienti tradizionali in modo che siano accessibili e fruibili da una gamma più ampia possibile di utenti. Esso, inoltre, implica l’utilizzo sui prodotti e i servizi tradizionali di interfacce compatibili con quelle degli ausili tecnici, consentendo alle persone con disabilità di accedere e utilizzare l’attrezzatura dominante.

Tale sistema, fa riferimento ai principi dell’Universal Design, ovvero:

1. Uso equo – gli ambienti, gli oggetti e i servizi devono essere progettati in modo da poter essere utilizzati da tutti;

2. Flessibilità di utilizzo – il design creato deve poter essere usato da persone con abilità diverse;

3. Uso facile e intuitivo – lo scopo e la funzione del prodotto sviluppato devono essere di facile comprensione;

4. Percettibilità delle informazioni – le informazioni fornite dal design devono essere di facile comprensione anche per chi ha esigenze e abilità diverse;

5. Tolleranza per gli errori – il design deve essere progettato in modo da ridurre al minimo i pericoli dovuti ad usi errati del prodotto;

6. Minimo sforzo fisico – il design deve funzionare con il minimo sforzo fisico;

7. Spazi e misure adatti per l’approccio e per l’uso – le dimensioni e lo spazio sono adatti per essere approcciati ed usati da chiunque, indipendentemente dalle sue caratteristiche fisiche e dalle sue abilità.

UNI/PdR 131:2023

In questo contesto merita particolare attenzione la Prassi di Riferimento UNI/PdR 131:2023 “Accessibilità dei servizi offerti da strutture ricettive, stabilimenti termali e balneari, e impianti sportivi – Requisiti e check-list”.  È pensata specificamente per questi asset, per regolarne le caratteristiche, affinché siano rispettati i requisiti nazionali e regionali sul superamento delle barriere architettoniche e senso-percettive, nonché quelli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

La UNI/PdR 131:2023 può essere utilizzata per garantire a tutti l’accessibilità e l’uso delle strutture in condizioni di autonomia, comfort e sicurezza, in conformità con i principi e le tecniche del “design for all”, apportando se necessario le opportune azioni di adeguamento.